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Archivio: Febbraio 2004 ml@sikurezza.org Soggetto: Re: content filtering Mittente: Paolo Fornasari Data: 10 Feb 2004 10:24:24 -0000
Risopondo a Marc: quello che ritengo chiaro è il fatto che esistano due fattori vincolanti nel campo della sorveglianza informatica. -la tutela del dipendente: privacy -la tutela del datore di lavoro: le risorse devono essere utilizzate solamente per le finalit� aziendali e non per scopi personali. A questo punto è CHIARO che un datore di lavoro può avere stumenti per verificare se una risorsa aziedale (connessione a internet, posta elettronica) è usata correttamente ovvero se il suo utilizzo è finalizzato esclusivamente a scopi aziendali. Visto che la legge sulla privacy permette la gestione senza vincoli di dati anonimi è CHIARO che posso mantenere un elenco (anonimo cioè non associato ai ) dei siti visitati per verificarne i contenuti. Forse mi sono spinto un po' troppo oltre sul "tempo di connessione" e ringrazio marc per le sue delucidazioni ma tengo a precisare che la questione è piuttosto sentita in numerose aziende che chiedono se è possibile realizzare soluzioni a volte molto più restrittive rispetto a quelle che ho descritto e alle quali non è professionalemte corretto rispondere con "Io credo che a volte sia piu` produttivo parlar chiaro e apertamentein base a risultati, che annaspare su equivoche fantasie di controllo digitale". E' inoltre CHIARO che la mia domanda (forse per mia mancanza di chiarezza) non è stata ben interpretata visto che la risposta che mi è stata data si è limitata a darmi delucidazioni tecninche sull'impossbilit� di tener tracciato il tempo di permanenza sul sito e non a darmi un giudizio su cosa le normative rendano possibile o non possibile. Un saluto Paolo mar, 2004-02-10 alle 05:37, Marc Munari16424.14348 ha scritto: > ~\/~ "Paolo" == Paolo Fornasari <pfornasari@xxxxxxxxxxx> writes: > > ... > Paolo> � chiaro che posso mantenere delle > Paolo> statistiche anonime sui siti più visitati, > > > Paolo> il tempo di permanenza sul sito, etc.. > > > Paolo> Questi dati devono essere Anonimi o > Paolo> possono essere associati anche ad un utente? > > Attenzione: > Non e` possibile sapere il "tempo di permanenza" di un utente sui siti web. > > essenzialmente per dure ragioni basilari: > 1- per la maggior parte dei siti le richieste HTTP su TCP/IP si "chiudono" > al rapido caricamento della pagina. > 2- anche una volta reso un sito, sono innumerevoli i meccanismi che > consentono task switching (scomposizione in Tab o etichette multiple, > browser ridotto a icona, schermi virtuali, oltre a possibili > automatismi su interfacciamenti di ogni genere, ecc.) > > Quindi e` assurdo associare qualcosa che non ha fondamento ad un utente, > e diventa forviante il chiedere se la privacy lo consente. > > > A me dispiace che ci siano persone che commettono errori cosi` > grossolani nel settore della sorveglianza, che dovrebbe essere > caratterizzato da totale cura, rigore, attenzione e preparazione. > > Io credo che a volte sia piu` produttivo parlar chiaro e apertamente > in base a risultati, che annaspare su equivoche fantasie di controllo digitale. > a proposito consiglio la lettura di: > http://www.plethora.net/~seebs/faqs/hacker.html > e` un documento in parte sponsorizzato dalla IBM Developer Works > di informazioni a manager per capire gli hacker (mi dispiace ma su questo > termine sono tradizionalista in senso etimologico) > http://www.plethora.net/~seebs/faqs/manager.html > consigli ad hacker riguardo ai manager > > > Inoltre chiederei a Paolo dove ha tratto quello che riteneva "chiaro" > concetto di traccia del "tempo di permanenza sul sito". (perchè sia data > alla correzione del falso, eventualmente la stessa estensione mediatica). > > > Saluti, > MARco ________________________________________________________ http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List
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