
[ Home | Liste | F.A.Q. |
Risorse | Cerca... ]
Archivio: Marzo 2002 ml@sikurezza.org Soggetto: Re: Wireless e leggi Mittente: Emilio Giulio Orsenigo Data: 5 Mar 2002 12:38:55 -0000
At 13.43 04/03/2002 +0100, you wrote: >dalla 615/ter >-- >Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico >protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà >espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la >reclusione fino a tre anni. >-- >ergo: se mi connetto a internet e lascio l'utente root senza password con >il telnetd aperto gli altri commettono reato a usare il mio computer. >ciò è in contrasto con le ultime sentenze di cui ho sentito vociferare, >nelle quali la colpa è maggiore per il sysadmin perché non ha protetto >bene il sistema. >ma noi se giriamo con un portatile acceso che cerca la rete di continuo >(direi che ci sta tutto...) se io accedo a una rete esterna e la rete >esterna condivide i miei doccumenti, commettiamo entrambedue reato. >a questo punto chi conta di più, il server o il client? considerate che in >questo caso esistono 2 sysadmin con le stesse "colpe". e poi in base quali >dati puoi dire che "si mantiene" nel server? > >ecco un altro tipico caso nel quale la legge non sta dietro al "progresso" > >ciao >daniele Beh vedi secondo me il problema sta nel fatto che in sede legale è ben difficile definire oggettivamente la nozione di sistema protetto *bene*: non esiste una tabella di riferimento delle configurazioni (per fortuna) tramite la quale poter univocamente stabilire il grado di protezione di un sistema (ai fini legali intendo). Oltretutto, staccandoci per un attimo dal contesto teorico per avvicinarci al piano pratico, bisogna rendersi conto che con tutta probabilità nel caso in cui un amministratore di sistema venga effettivamente citato in giudizio per un caso di intrusione e/o similari, probabilmente sarà cento volte più competente di tutti quelli che esamineranno e/o giudicheranno il suo caso nelle varie sessioni. A questo punto dunque probabilmente rivalse legali, paradossi e sfaccettature dei cavilli conteranno ben poco dato che, di fatto, come fai notare non è possibile determinare univocamente un "colpevole", nemmeno fra le stesse parti in causa. La mia opinione dunque è che anche nel caso in cui il pedissequo amministratore di wireless LAN si accorgesse di "intrusione" non autorizzata nella rete e decidesse di denunciare (su quali basi poi? se mi sono connesso dal mitico "furgoncino alla A-team" con IP interno hai voglia a risalire...) l'intrusore, il tutto probabilmente si risolverebbe con un patteggiamento all'italiana, con il giudice, PM o maresciallo del caso che mette d'accordo tutti (scordamoc'e 'o passato) proprio in quanto incapace di sbrogliare la matassa legale. Concludendo, quello che voglio dire è che (secondo me) non ha senso interrogarsi e spremersi le meningi su interpretazioni delle leggi (palesemente out-of-date) ed eventuali "scudi legali" ad essi correlati: molto meglio è cercare di implementare una struttura informativa che non riveli, già ad un primissimo livello di analisi, una fallacità così evidente, come ad esempio quella sottolineata in questo thread. Ciao a tutti Emilio PS. mi permetto di porre un ulteriore interrogativo: riprendendo il testo della tua mail, al passo: >ecco un altro tipico caso nel quale la legge non sta dietro al "progresso" mi domando quale sia una possibile codifica legale di tale problematica. In effetti, se anche io mi trovassi nei panni del legislatore, non avrei certo la certezza sulla definizione della regolamentazione in merito. Saluti Emi ________________________________________________________ http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List
[ Home | Liste | F.A.Q. |
Risorse | Cerca... ]
www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List
(c) 1999-2005