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Archivio: Giugno 2003 ml@sikurezza.org Soggetto: Re: Troiani e firme digitali Mittente: Dante Picca Data: 6 Jun 2003 11:34:48 -0000
Caro Raistlin, il problema sollevato da Claudio Caprara in conseguenza della "bufala relativa ai troiani che recepiscono il pin" è molto meno ovvio di quanto si possa pensare: la possibilità che un documento informatico possa essere sottoscritto con firma digitale all'insaputa del legittimo titolare, può mettere in crisi il progetto del legislatore in tema di firma digitale. Se qualcuno potesse sottoscrivere un documento informatico con la mia smart card senza che me ne accorga, questi potrebbe acquistare la mia moto ad un "prezzo di favore" e, se decidessi di impugnare l'atto davanti ad un giudice, spetterebbe a me l'onere di dimostrare che non ho firmato. È quindi naturale che un utente non esperto si spaventi davanti a questa possibilità e chieda chiarezza e soluzioni ai propri fornitori. Condivido che avere un troiano installato sul proprio PC lo trasformi da un Personal Computer ad un Public Computer, non si può trascurare però che l'informatica in azienda è vista come propedeutica al lavoro. Vale sempre l'adagio che un PC sicuro è staccato dalla rete e possibilmente spento. Avere la "ragionevole" certezza di non avere toriani sulla macchina è, in generale, molto complesso; ti faccio due esempi: - in azienda la password di amministratore del mio PC la conoscono anche i sistemisti: se qualcuno mi installa un troiano, si "compra" la mia moto e poi lo disinstalla io non lo saprò mai. Io forse potrei amministrarmi la macchina da solo, ma in azienda i sistemisti devono avere tutte le password, compresa la mia. È una regola inserita nelle policy di sicurezza che condivido; - per quanto mi dia da fare a patchare il mio PC, i bug escono ad una velocità impressionante. Sarebbe interessante fare un sondaggio su quanti, in questa mailing list, hanno patchato Flash per un bug che consente l'esecuzione di codice arbitrario sul PC semplicemente scaricando un file swf. Per molta gente, giustamente, il PC è uno strumento, né più né meno del cellulare o del televisore; entro breve tempo, questi utenti, saranno "obbligati" ad usare la firma digitale per dialogare con la PA e non si possono skillare in questo argomento. Uno dei problemi che sta incontrando la firma digitale nella sua introduzione è complesso: il mondo del diritto e quello dell'informatica si devono incontrare e risolvere praticamente i problemi. Sino ad adesso ci siamo riusciti ma c'è ancora molto da fare, diventa necessario un clima costruttivo da parte di tutti coloro che possono dare il loro contributo. Il problema di fondo, come sempre quando si lavora per la sicurezza dei sistemi informativi, è legato al rapporto costi/benefici: il costo che qualcuno potrebbe sostenere per "comprare" la mia moto arriva forse ad installare back orefice. Se invece di avere una moto avessi una Ferrari, forse qualcuno scriverebbe qualche centinaio di righe di codice per mettermi un troiano nel PC. Per firmare in modo fraudolento con la firma digitale di un notaio, non pochi venderebbe pure l'anima al diavolo … Condivido che, per ora, non c'è una soluzione e l'obiettivo deve essere quello di rendere la vita più difficile ad un "aggressore". Sino ad oggi, in Italia, sono stati distribuiti circa 700.000 dispositivi di firma digitale e tra breve gli amministratori delle società di capitale dovranno averne uno: non si può pensare che tutti adottino procedure di security elevate. È ragionevole pensare a strumenti come un antivirus, un firewall domestico, una installazione delle patch sistematica (sempre che si disponga di un collegamento ad Internet abbastanza veloce). L'idea di Claudio Caprara mi sembra vada proprio in questa direzione, anche se è difficile da realizzare. Non mi risulta che tali lettori siano compatibili con i software utilizzati per la firma digitale e, d'altro canto, scrivere ex novo un software di firma a norma AIPA non è banale. Per la completa migrazione verso la società digitale tutti possono dare il proprio contributo, anche, semplicemente, sollecitando i certificatori a migliorare i propri prodotti (ad esempio sviluppando soluzioni compatibili con i secure pin smart card, o che non funzionano se il sistema operativo non fornisce sufficienti garanzie di sicurezza) oppure proponendo policy che siano il giusto compromesso tra un livello opportuno di sicurezza e la facilità d'uso anche per i meno esperti. Le soluzioni estremistiche, in questo momento, sono utili solo a chi rema contro. Dante ________________________________________________________ http://www.sikurezza.org - Italian Security Mailing List
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